domenica 26 maggio 2013

La semplicità ingannata

Satira per attrice e pupazze sul lusso d'esser donne


Look at the dots for 30 seconds. Turn your eyes to a blank wall. 
Blink repeately and quickly!
Fissa i puntini colorati per 30 secondi. Volgi i tuoi occhi al muro. 
Sbatti veloce e ripetutamente le palpebre!
                         
Seconda tappa del progetto teatrale 
sulle Resistenze femminili in Italia


Liberamente ispirato alle opere letterarie di Arcangela Tarabotti e alla vicenda delle Clarisse di Udine

di e con Marta Cuscunà 


Assistente alla regia: Marco Rogante. 
Disegno luci: Claudio “Poldo” Parrino. 
Disegno del suono: Alessandro Sdrigotti. 
Tecnica di palco, delle luci e del suono: Marco Rogante, Alessandro Sdrigotti. 
Realizzazioni scenografiche: Delta Studios; Elisabetta Ferrandino. 
Realizzazione costumi: Antonella Guglielmi. 
Co-produzione: Centrale Fies, Operaestate Festival Veneto.

Con il sostegno di Provincia Autonoma di Trento-T-under 30, Regione Autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol, Comitato Provinciale per la promozione dei valori della Resistenza e della Costituzione repubblicana di Gorizia, A.N.P.I. Comitato Provinciale di Gorizia, Assessorato alla cultura del Comune di Ronchi dei Legionari, Biblioteca Sandro Pertini di Ronchi dei Legionari, Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Monfalcone, Claudio e Simone del Centro di Aggregazione Giovanile di Monfalcone
E i partecipanti al progetto di Microcredito teatrale: Assemblea Teatrale Maranese-Marano Lagunare UD; Federico Toni; Laboratorio Teatrale Re Nudo-Teatri Invisibili; Nottenera.Comunità_Linguaggi_Territorio; Bonawentura/Teatro Miela-Trieste; Spazio Ferramenta; Tracce di Teatro d'Autore; L'Attoscuro Teatro - Montescudo di Rimini.

Liberamente ispirato a Lo spazio del silenzio di Giovanna Paolin, (Ed. Biblioteca dell'Immagine, 1998)

Marta Cuscunà fa parte del progetto Fies Factory 
Foto di Ferdinando Scianna
Linee guida del progetto
Lo spettacolo “E' bello vivere liberi!” ha segnato la prima tappa di un percorso che ha come filo conduttore il tema delle Resistenze femminili nel nostro paese. Durante la lotta di Liberazione, le giovani partigiane avevano avuto un'intuizione molto importante nel considerare la Donna come una risorsa fondamentale per la pace e la giustizia, quindi per la società. Questa intuizione, che pure anticipava di molti decenni la nascita di un vero e proprio movimento femminista, aveva, in realtà, radici profonde nella storia del nostro paese già dalla seconda metà dell'Ottocento in avanti. Ma poco si sa di alcuni importanti tentativi di emancipazione femminile avvenuti in Italia già nel Cinquecento, immediatamente soffocati e dimenticati. Con questo nuovo progetto teatrale vorrei dare voce alle testimonianze di alcune giovani donne che, in quel periodo, lottarono contro le convenzioni sociali, rivendicando libertà di pensiero e di critica nei confronti dei dogmi della cultura maschile; e soprattutto libertà di inventare un modello femminile alternativo a quello che da sempre gli uomini appiccicavano addosso all'altra metà dell'umanità.

Il contesto storico
Nel Cinquecento avere una figlia femmina era un problema piuttosto grosso: agli occhi del padre era una parte del patrimonio economico che andava in fumo al momento del matrimonio. Avere una figlia femmina, equivaleva ad una perdita economica. Certamente una figlia bella e sana era economicamente vantaggiosa perché poteva essere accasata con una dote modesta, mentre una figlia meno appetibile o con qualche difetto fisico prevedeva esborsi assai più salati.
Purtroppo però, in tempi di crisi economica, il mercato matrimoniale subì un crollo generalizzato e alla continua inflazione delle doti si dovette porre rimedio trovando una soluzione alternativa per sistemare le figlie in sovrannumero: la monacazione forzata.
Foto dello spettacolo di Alessandro Sala /Cesuralab

La resistenza delle Clarisse di Udine 
Le monache del Santa Chiara di Udine attuarono una forma di resistenza davvero unica nel suo genere. Queste donne trasformarono il convento udinese in uno spazio di contestazione, di libertà di pensiero, di dissacrazione dei dogmi religiosi e della cultura maschile con un fervore culturale impensabile per l'universo femminile dell'epoca. Ovviamente l'Inquisizione cercò con forza di ristabilire un ferreo controllo sul convento e su quella comunità femminile, ma le Clarisse riuscirono a resistere per anni facendosi beffe del potere maschile e creando, dentro il convento di Santa Chiara di Udine, un'alternativa sorprendente per una società in cui le donne erano escluse da ogni aspetto politico, economico e sociale della vita.

La semplicità ingannata, oggi
Oggi c'è estremo bisogno di parlare di Resistenze femminili perché nella nostra società la figura femminile è molto contraddittoria: da un lato abbiamo bisogno di garantire per legge la presenza minima delle donne in politica attraverso le quote rosa; dall'altro proprio le donne sono al centro della vita mediatica in quanto merce di scambio tra politici e imprenditori corrotti...
La semplicità ingannata racconterà da quali semi è nata la rivendicazione delle donne nel Cinquecento, nel tentativo di ridare slancio a una rivoluzione di cui non sentiamo più il bisogno, e forse non per un caso fortuito, ma per una precisa strategia che, anche se con modalità apparentemente diverse, ci schiaccia ancora sotto lo strapotere maschile.
Holy di Dido Fonatana


Note di regia
Questo spettacolo, come anche E' bello vivere liberi! implica l'elaborazione di una storia da una prospettiva prevalentemente storica e documentaristica a una visione più artistica e contemporanea, disposta a varcare i confini del conosciuto, del filologico, del politicamente corretto.
La semplicità ingannata non è un documentario ma un progetto artistico dove il teatro è anche la possibilità di tradire il dato certo o quantomeno di considerare il dato certo come un punto di partenza, un trampolino per un racconto che abbia come soggetto principale la società e le donne e gli uomini che la compongono.
La scrittura del testo si è rivelata un parto faticoso anche per il continuo presentarsi del “grande interrogativo”: fino a che punto è lecito elaborare i dati senza che questa operazione si trasformi in un mero tradimento della verità storica?
In questo progetto ho cercato di elaborare alcuni lati della vicenda realmente accaduta con analogie che li rendessero più contemporanei e vicini a noi spettatori del ventunesimo secolo.
Per questo ho cercato di fare in modo che concetti come “eresia”, “dote” assumessero anche significati altri, più ampi di quelli letterali e che la “monaca forzata” diventasse simbolo non esclusivo della condizione femminile nel suo complesso. Una condizione che ha ancora bisogno di riscatto.
La semplicità ingannata parla del destino collettivo di generazioni di donne e della possibilità di farsi “coro” per cambiarlo.



Scelte produttive
Insieme ai miei collaboratori, ho deciso di provare il sistema del MICROCREDITO per dare vita a una forma di produzione teatrale popolare, indipendente e condivisa.
Quello che abbiamo chiesto non è stato un finanziamento a fondo perduto ma un microcredito che verrà restituito con l'eventuale acquisto di una replica dello spettacolo, favorendo contemporaneamente anche la vita e la visibilità del lavoro teatrale.
Un progetto di Village Producing che si ispira al Village Banking, una delle metodologie di microcredito che sta salvando l'economia locale dei paesi poveri.
Una Village Bank è un'associazione di credito e prestito gestita a livello comunitario, che generalmente è costituita da 20-25 membri, spesso donne. Il prestito di gruppo è costituito dalla somma dei prestiti individuali. Le Village Banks sono gruppi finanziari informali.
Abbiamo proposto un'esperienza di “produzione teatrale partecipata” perché crediamo in uno sviluppo teatrale sostenibile dal punto di vista sociale ed economico.
Una forma di produzione popolare, sia pure precaria, che potrebbe, in futuro, rappresentare la principale fonte di produzione per un'artista indipendente ed emergente.
Un esperimento che punta all'autosufficienza economica del progetto artistico e che vede nel microcredito teatrale non solo un puro strumento finanziario ma anche l'opportunità di creare una vera e propria forma di coesione sociale ed artistica tra artisti e realtà teatrali.

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1 commento:

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