sabato 25 maggio 2013

E' bello vivere liberi!


Ispirato alla biografia di ONDINA PETEANI
Prima staffetta partigiana d'Italia.
Deportata ad Auschwitz n° 81 672

Un progetto di teatro civile per un'attrice,
5 burattini e un pupazzo


Vincitore del Premio Scenario per Ustica '09


di Marta Cuscunà (Ronchi dei Legionari - Gorizia)

costruzione degli oggetti di scena Belinda De Vito
luci e audio Marco Rogante
disegno luci Claudio Parrino
Co-produzione
Operaestate Festival Veneto
Cura e promozione
Centrale Fies
Con il sostegno di Comitato Provinciale per la promozione dei valori della Resistenza e della Costituzione repubblicana di Gorizia, A.N.P.I. Comitato Provinciale di Gorizia, A.N.P.I. Sezione di Ronchi dei Legionari, Centro di Aggregazione Giovanile del Comune di Monfalcone, Biblioteca Comunale Sandro Pertini di Ronchi dei Legionari, Comune di San Vito al Tagliamento Assessorato ai beni e alle attività culturali, Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia, Polo di Aggregazione Giovanile Toti del Comune di Trieste, Comitato Permanente Ondina Peteani


Lo spettacolo
Un progetto di teatro civile per un'attrice, 5 burattini e un pupazzo.

È bello vivere liberi! è uno spettacolo per liberare la Resistenza dal grigiume della retorica.

Per restituire all'idea di antifascismo la luce e l'entusiasmo che la accompagnarono anche nelle situazioni più difficili.

Per riappropriaci della gioia, delle risate, delle speranze dei partigiani che sono state soffocate dallo sterile nozionismo.

È uno spettacolo per riscoprire l'atmosfera vitale e vertiginosa di quel periodo della nostra storia in cui tutto sembrava possibile.

Per questo È bello vivere liberi! è dedicato a tutti quelli che l'antifascismo l'hanno studiato solo sui libri di scuola, perché anche per loro la Resistenza diventi “festa d'aprile!”.

Motivazioni della giuria:
È bello vivere liberi restituisce il sapore di una resistenza vissuta al di fuori di ogni celebrazione o irrigidimento retorico.
Resistenza personale, segnata dai tempi impetuosi di una giovinezza che è sfida, scelta e messa in gioco personale.
Resistenza politica, dove la protagonista, Ondina,incontra la storia e la sua violenza.
Resistenza poetica, all’orrore che avanza e annulla.
Resistenza adolescente, che incontra il sangue, lo subisce, lo piange, ma continua ad affermare la necessità della felicità e dell’allegria anche nelle situazioni più estreme che Ondina vive.
Ondina, di cui Marta Cuscunà ha ricercato le tracce attraverso un lavoro accurato sulle fonti storiche, dentro la memoria del proprio territorio e attraverso le parole di chi l’ha conosciuta.
Spettacolo felicemente atipico, coniuga un fresco ed efficace lavoro di narrazione, attento ai piccoli gesti del quotidiano, a stupori di ragazza, con il mestiere del burattinaio, che riprende i propri personaggi, ne soffia via la polvere e li riconsegna, felicemente reinventati, a una comunicazione efficace, archetipica, popolare.
In questa ricerca anche l’orrore del lager può essere raccontato, senza che lo spettacolo perda lo straordinario candore e la felicità nel racconto della storia che ancora siamo.

La storia
Lo spettacolo si ispira all'omonima biografia di Ondina Peteani scritta dalla storica Anna Di Gianantonio (Ed. IRSML FVG, 2007).
Ondina che, a soli 17 anni, si accende di un irrefrenabile bisogno di libertà e si scopre incapace di restare a guardare, cosciente e determinata ad agire per cambiare il proprio Paese.

Ondina partecipa alla lotta antifascista nella Venezia Giulia, dove la Resistenza inizia prima che nel resto d'Italia grazie alla collaborazione con i gruppi partigiani sloveni nati già nel 1941 per opporsi all'occupazione fascista dei territori Jugoslavi.

Il suo percorso inizia con le riunioni clandestine della scuola di comunismo dove, con straordinario anticipo, fioriscono anche i valori di emancipazione femminile e di parità tra uomo e donna. A 18 anni, Ondina diventa staffetta partigiana e comincia ad affrontare le missioni più impensabili, perfino entrando a far parte di un commando speciale per l'eliminazione di un famigerato traditore: Blechi. Ondina partecipa anche alla formazione della Brigata Proletaria, quando più di 1500 operai, tutti insieme e ancora in tuta da lavoro, si avviano verso il Carso, per unirsi alle formazioni partigiane.

La sua vicenda però, è stravolta bruscamente nel '43 quando, appena diciannovenne, viene sprofondata nell'incubo della deportazione nazista. Ma è proprio in questo drammatico momento che Ondina ritrova con ostinata consapevolezza l'unica risposta possibile: Resistenza! Perché è bello vivere liberi!

 Linguaggi:
Vorrei raccontare tutto questo attraverso linguaggi differenti: le testimonianze (per ricreare l’atmosfera e lo spirito di quegli anni attraverso le parole di chi li visse in prima persona); il monologo civile (per creare un filo conduttore tra le vicende e un punto di vista contemporaneo); i burattini (per ritrovare la forma del teatro popolare che gli stessi partigiani utilizzavano nei bozzetti drammatici che scrivevano e interpretavano per festeggiare le vittorie); il teatro di figura con pupazzi (per raccontare in modo evocativo l’orrore dei lager; perché a un pupazzo si può fare di tutto, anche le cose più terribili; perché il rapporto tra pupazzo e manovratore è uguale a quello tra deportato e aguzzino; perché davanti alle immagini delle persone deportate ad Auschwitz lo shock emotivo è fortissimo e fa distogliere lo sguardo, mentre davanti a un pupazzo picchiato e umiliato si resta a guardare fino in fondo e l'emotività lascia spazio alla riflessione).


La scintilla
La biografia di Ondina mi ha letteralmente entusiasmata, scossa, “accesa”. Ho incontrato una ragazza, poco più giovane di me, incapace di restare a guardare, cosciente e determinata ad agire per cambiare il proprio Paese; con un’intuizione fondamentale: la Donna è una risorsa irrinunciabile per la Pace e la Giustizia. Un esempio di partecipazione attiva, di come ogni singolo individuo può diventare indispensabile per la vita di un intero popolo.

D'altra parte la vicenda di Ondina mi ha permesso di guardare l'incubo dei lager nazisti da un punto di vista particolare: non solo dalla parte di chi aveva l'unica colpa di essere ebreo, omosessuale, handicappato, ma anche di chi aveva fatto una scelta di campo coraggiosa e definitiva. Ondina è stata deportata, umiliata, privata della sua identità e torturata perché lottava per la Libertà e aveva scelto di schierarsi, nonostante tutto.

Avverto l'urgente necessità di raccontare questa storia, oggi, perché “chi è senza memoria è senza futuro” e in Italia molti hanno dimenticato troppo in fretta il significato della Resistenza.

6 commenti:

  1. Beh innanzitutto complimenti per il risultato :-) la figura di Ondina Peteani è eccezionale, e dalle nostre parti (sono di Trieste) si tende dimenticarla. Quindi grazie per aver portato sulla scena questa storia. Poi, se posso chiederti, sai dove a Trieste potrei reperire dei testi sulla storia della brigata proletaria?

    Ciao, complimenti, e grazie ancora :-)


    Fabio

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  2. Ciao Fabio,
    grazie infinite!
    scusa per il ritardo clamoroso ma non sono riuscita a seguire molto il blog.
    purtroppo non posso aiutarti perché ho fatto tutte le mie ricerche in zona Gorizia.
    Dai un occhio alla biblioteca del Centro Culturale del Monfalconese. Lì ho trovato materiale sulla proletaria.
    A ts so che c'è l'Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione in fvg (IRSML) hai già provato là?

    a presto e grazie ancora
    Marta

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  3. Ciao Marta,
    Sono andata a vedere "é bello vivere liberi!" al Nuovo-Montevergini - Palermo il 29 novembre. Come tu sei riuscita a dare il migliore di te stessa su questa scena, io - in questo publico palermitano con il suo solito discreto - per rigraziarti, mi sono un po' esposta durante gli applausi con fischi, gridi e anche qualche ... lagrime sfugite. Cosi, anch'io ti avro dato un po' di me. Mi hai colpito proprio dove si trova quella zona dell'anima che stimola quel bisogno di libertà e di dignità che ci fa stare attenti e pronti a resistere a tutto quello che ci fa soffocare poco a poco. Quindi, APPLAUSIIII ! Perche la libertà si mantiene ogni giorno.

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  4. Cathy!
    Grazie! Grazie! è così emozionante anche per me fare questo spettacolo... non ti preoccupare che il tuo affettuoso calore è arrivato fino a me e anche se il pubblico era poco, la replica di Palermo è stata indimenticabile: alla fine, è venuta a salutarmi un giovane coppia in attesa della prima figlia, mi hanno detto che avevano già deciso il nome per la bimba, ma quando durante lo spettacolo ho detto "Ondina Peteani, nome di battaglia Natalia", la bambina ha iniziato a scalciare come non mai... insomma mi hanno detto che la bambina si chiamerà Natalia... e anche a me sono scappate le lacrime!
    Che magie riescono a nascere in teatro, vero?
    Ti ringrazio ancora di cuore, le tue parole mi riempiono di gioia
    Un abbraccio grande
    Marta

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  5. Ciao Marta,
    Sono un indegno allievo di Giulia Donelli. Oggi ho visto il tuo spettacolo e ne sono uscito stregato.
    Spero di avere occasione di applaudirti ancora.
    Francesco

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